venerdì 1 febbraio 2013

QUANDO C’ERO IO…


Questo oltre ad essere il luogo del tutto e del contrario di tutto, è il paese del “quando c’ero io…” Con la profonda convinzione di avere sempre agito in maniera perfetta. Tutto andava bene, prima, funzionava a meraviglia. E si pone particolare attenzione, anche, a prendere le distanze da “nuove accozzaglie rampanti”, che non conoscono nemmeno la grammatica, figuriamoci la metrica. Che tessono torbide trame, che hanno recondite mire. Prive di amore, di generosità. 

Quando c’ero io….tutto filava liscio; teatri stracolmi, centomila paganti, conferenze importanti, perfetti ingranaggi. La gente godeva di quello che io, solo io ero capace di organizzare, elargire, centellinare. Nessuna tangente, neanche un ammanco, nemmeno prebende. Il paese era lindo, le strade asfaltate di lunghi percorsi, bitume fumante per il sole cocente, diritte le vie a perdita d’occhio, la fine vicina a lontani tramonti. Sui volti  il sorriso, la gioia; il popolo eletto che a gara cercava di prendere in mano i frutti sgorganti di un aureo tempo che io gli donavo. 

Quando c’ero io…c’erano pure gli altri. Ma io ero io e loro erano loro. E tra calcoli, storie, inevitabili strali, girando le spalle ai miei paesani, cambiavo favella, rendevo pacato il tono rivolto a chi mi tracciava la strada lontana, speranza che allor mi allettava. Quando c’ero io…ma poi non ci fui più e quell’uva, quell’ Esopo, quel grappolo alto incombe sovente sul capo e simile a fico s’inerpica su un muro già antico. Ma sono convinto che io ci sarò, che io tornerò e in cima al mio capo l’alloro di gloria sarà il mio futuro che incombe alle…spalle.

Racalmutese Fiero

“Il problema di quel paese è di avere lo sguardo all’indietro: il passato, personale e collettivo, è sempre più giusto, più sano e migliore dell’oggi. In quest’ottica ecco che tutti  i gesti di ieri sembrano perfetti”. (Anonimo)
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4 commenti:

  1. Caro Racalmutese fiero, apprezzo molto quello che ha scritto e lo condivido pienamente. Qui in paese non siamo progressisti e neanche conservatori, siamo disfattisti. E mi piange il cuore ancora di più quando a esserlo sono persone che per la loro cultura dovrebbero essere proiettate in avanti. Invito tutti ad ascoltare l' intervista fatta al commissario Romano, dove parla di teatro e fondazione e dice che devono accogliere eventi non solo nazionali, ma internazionali. qui ancora discutiamo di spettacolini che nessuno andava a veder e di costi zero. invece di puntare in alto, invogliare la gente di fuori a partecipare a spettacoli di una certa importanza, continuiamo ancora a criticare e a interessarci solo del nostro orticello. Desolante

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  2. Quando c'era Lui, caro Lei!

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  3. Come si costruisce il futuro se il presente già lo mina?

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    1. Togliere le mine inesplose...
      A.M.

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