mercoledì 27 febbraio 2013

CARCIOFI, ACQUE REFLUE E SALSICCIA


Torno a Racalmuto dopo poco più di un mese. Clima freddo, poca gente in giro. Pochissime le novità che riescono ad animare dibattiti spontanei. La gente mi è sembrata concentrata sugli ultimi confronti elettorali. Sabato mattina un sole regala i suoi raggi al paese e lo tinge di colori caldi, luminosi. 

Mi piace sempre girare per le strade e osservare gli angoli e la gente . Le attività, la mattina, riprendono di buon ora ; i colori di rape, cavolfiori, carciofi, sembrano sapientemente accoppiati per esaltarne il contrasto. Il ritmo mattutino riprende con solita flemma . E’ il momento migliore per fare la spesa. Una puntata in pescheria, dal panettiere e, infine, in macelleria. 

Nulla è cambiato, lo scroscio d’acqua che avevo avvertito un mese fa, risuona ancora oggi ai miei orecchi. Una cascata che potrebbe far  supporre acqua cristallina, approssimativamente coperta da assi di legno,  rimanda ancora il rumore dello scroscio. Sembra il paese dove scorre latte e miele e dove la mancanza perenne di acqua, al suono di quella cascata, appare come pura calunnia. Ai lati dello squarcio, una di fronte all’altra, due attività commerciali continuano la loro vendita di prodotti alimentari. La strada che scende al Collegio transennata,  interrompe ormai da tempo  l’accesso ai mezzi e rende difficoltoso persino il transito a piedi. Tutto normale, potremmo dire se non si trattasse della rottura della fogna e se lo scorrere delle acque sporche non avvenisse a cielo aperto. 

Penso che porre rimedio al disagio, non tanto per ripristinare una viabilità da mesi interrotta, ma per salvaguardare la salute dei cittadini e di quanti abitano e operano in quella strada, sia  quanto meno dovuta e opportuna. E che i tempi per riparare il danno, già esageratamente dilatati, non debbano prolungarsi oltre misura. Sono certo che  la buona volontà e la determinazione di riparare il danno possa facilmente trovare disponibilità sia nelle istituzioni che in laboriosi manutentori e volenterosi cittadini.

Racalmutese Fiero
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martedì 26 febbraio 2013

L’ ITALIA E’ INGOVERNABILE


I dati definitivi confermano quelli parziali. Il centrosinistra non riesce ad avere una larga maggioranza e il centrodestra si attesta appena al di sotto della coalizione di sinistra. Grande risultato di Grillo, M5S che risulta essere il primo partito in Sicilia. Sarà difficile, se non impossibile, governare l’Italia. Cosa ha pesato sul voto? Sicuramente le elezioni hanno trovato gli italiani oberati dalle tasse imposte dal governo Monti. Il solito sistema clientelare riesce ad essere sempre attuale e, in un sud Italia gravato dalla crisi economica e occupazionale, vede la sua massima espressione in quanti sperano di risolvere le loro situazioni con i favori della politica. Grillo rappresenta davvero un voto di contestazione e un chiaro segnale che gli italiani sono veramente nauseati da tutto ciò che ha rappresentato un modo arrogante e superficiale di fare politica. A Racalmuto il M5S risulta essere il primo partito con il 40% alla Camera e il 32% al Senato. Con questo nuovo assetto politico il Paese è praticamente ingovernabile, con tutte le conseguenze che ne derivano e che non aiuteranno certo gli italiani a risolvere nel breve i problemi che rischiano di far precipitare le famiglie in una crisi ancora più profonda.

Racalmutese Fiero
 
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lunedì 25 febbraio 2013

IL PAESE VERSO L’ INGOVERNABILITA’


Lo spoglio procede, siamo ormai al 90% delle sezioni. L’Italia sulla scia della Grecia non riesce ad esprimere un voto deciso e si avvia verso l’ingovernabilità. Centrosinistra e centrodestra tutto sommato pareggiano i conti. Berlusconi raccoglie i voti di quanti sperano in una riduzione delle tasse e in una politica più permissiva. Delusione nel centrosinistra di Bersani che non riesce ad ottenere un’ampia maggioranza. Ampio successo del M5S col suo leader Grillo. Non è una sorpresa, ma denota comunque una scarsa fiducia degli italiani nei confronti della vecchia politica.

Racalmutese Fiero
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L’ITALIA SVOLTA A SINISTRA


Arrivano le prime proiezioni che non lasciano dubbio: gli italiani hanno scelto la sinistra. Grillo, il contestatore della vecchia politica, il rottamatore dei vecchi politici, sembra attestarsi dai primi risultati al 20%. Lontanissimo dalle prime posizioni Monti, che paga una politica improntata sui sacrifici degli italiani. Il centrodestra segue la sinistra di Bersani ma non sembra essere in grado, nel proseguo dello spoglio, di alcun sorprendente sorpasso. Nessuna sorpresa dal debuttante Ingroia che sembra raggiungere il 4% delle preferenze. Questi i primi dati che arrivano dopo la chiusura dei seggi elettorali. Sono proiezioni, risultati tutti da verificare e in attesa di conferme delle prossime ore.

Racalmutese Fiero
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sabato 23 febbraio 2013

QUANTI PASTI AL GIORNO AI BAMBINI?

Numerosi ricerche internazionali sulle abitudini alimentari evidenziano che fino al 30% dei bambini salta la prima colazione. In Italia la colazione in genere si fa, ma male: secondo l’Istituto superiore di sanità, la percentuale dei bambini che non mangia appena svegli è relativamente bassa, pur con sensibili variazioni regionali (dal 6% in Veneto al 18% in Sicilia). Più di un quarto (il 28%), però, fa una colazione qualitativamente sbilanciata. Poco equilibrate anche le merende di metà mattino e del pomeriggio. È importante, invece, educare i bambini a fare 5 pasti al giorno, in modo che abbiano sempre energie a disposizione e non arrivino troppo affamati ai pasti principali. “La colazione deve fornire il 15-20% del fabbisogno giornaliero, il pranzo il 40%, la cena il 30%, mentre per gli spuntini basta solo il 5%” spiega il professore Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Colazione, merenda, pranzo, spuntino pomeridiano, cena. Perché è così importante educare i bambini a mangiare 5 volte al giorno?

“Perché l’organismo umano non funziona come un’automobile: con l’auto si fa il pieno e poi si viaggia finché il carburante dura, mentre l’uomo, così come ogni mammifero, se assorbe in un unico pasto le calorie quotidiane le accumula, non le smaltisce e ingrassa. Per questo il fabbisogno calorico giornaliero va suddiviso in più pasti. Ma c’è una seconda ragione”.

Quale?

“Alcuni di questi pasti – e in particolare la colazione – hanno la funzione fondamentale di assicurare energie di pronto uso dopo ore di digiuno, quali quelle notturne. Nei bambini in età scolastica, poi, la colazione e la merenda di metà mattina sono importanti per evitare cali di rendimento sui banchi, mentre lo spuntino pomeridiano contribuisce a non arrivare alla cena con una fame eccessiva, che i più piccoli tenderebbero a soddisfare mangiando in maniera quasi compulsiva, senza dare al cervello la possibilità di avvertire i segnali di sazietà, aumentando così il rischio di obesità”.

Spesso le difficoltà maggiori i genitori le hanno la mattina. Come invogliare i bambini a mangiare appena svegli?

“Il modo migliore è dare l’esempio: se il bambino vede che il papà beve solo il caffè e che la mamma non prende nulla, sarà meno propenso a fare colazione. Spesso, però, la colazione si salta perché sono gli stessi genitori a dire di non avere tempo. È una scusa che non regge: basta apparecchiare la tavola la sera prima, perché per riscaldare e bere il latte non ci vogliono più di cinque minuti”.

Ma esiste la colazione ideale?

“No, non esiste. Certo, va benissimo quella all’italiana con latte o yogurt e un prodotto da forno, ma non a tutti i bambini piace il dolce, quindi bisogna assecondarli nei gusti”.

E se i bambini si rifiutano proprio?

“Non tutti i bambini riescono a mangiare subito, ma hanno bisogno di ‘svegliarsi bene’. In questi casi la colazione si potrebbe frazionare in due momenti, dando a casa il latte o anche un succo di frutta e rimandando i biscotti o la fetta di ciambellone magari lungo il tragitto verso la scuola”.

Che regole vanno invece seguite per il pranzo e per la cena?

“Le porzioni naturalmente variano a seconda dell’età e da bambino a bambino, ma è bene che ci siano sempre frutta e verdura e che si segua una certa varietà sia nei pasti giornalieri che nella dieta settimanale. Questo è anche un modo per non ripetere eventuali errori nella composizione dei pasti e mitigarne gli effetti”.

Quali altri errori bisogna evitare?

“L’errore più diffuso, che facciamo tutti a causa dei ritmi di una società obesiogena, è rendere la cena il pasto principale della giornata. Ciò comporta un sovraccarico di calorie, che non vengono bruciate e si trasformano in grasso”.

E di pomeriggio che devono mangiare i bambini?

“Devono mangiare poco e sano, in modo da arrivare a quel 5%. Lo spuntino può essere un frutto, uno yogurt, un piccolo panino con prosciutt, o perfino con salame o mortadella, se il bambino non ha problemi di peso”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
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giovedì 21 febbraio 2013

UNA CHIACCHIERATA TRA I GIOVANI

Le cose accadono quando non sono preventivate  ma affidate al caso. Un gruppetto di giovani, una pizza e una birra (piccola) ed ecco che l’empatia si stabilisce subito e scatta la voglia di parlare, di confrontarsi. Luigi, uno studente pendolare, è all’ultimo anno di un istituto superiore. Salvo a Palermo, primo anno di Giurisprudenza. Rosa anche lei al primo anno a Palermo, in Scienze Biologiche. Tutti bravi ragazzi, con una grande voglia di divertirsi ma anche di pensare al futuro.

Spesso, noi adulti, siamo convinti  che i giovani oggi abbiano poche idee, poche proposte da fare e, soprattutto, poca maturità. Luigi esterna le sue perplessità sul futuro di Racalmuto e si dice scoraggiato da tutta la situazione che vive il paese e dall’abbandono che subisce a causa di prospettive inesistenti. 

Rosa ci riferisce anche  di una oggettiva difficoltà delle donne  di impegnarsi o farsi promotrici di progetti che siano poi utili per tutti. Ci parla della mentalità che, ancora qui, vede la donna non pienamente libera da concetti sorpassati e che tende a ritenerla non appropriata per certi ruoli, per certi impegni. Aggiunge che le cose stanno migliorando, certo, ma rimangono ancora lontane da profonde e vere trasformazioni generazionali. Ma ci parla  anche della solidarietà che c’è tra i giovani, il reciproco aiuto, le confidenze, le comprensioni. Con orgoglio dice che le nuove generazioni saranno diverse da quelle precedenti, più aperte, più libere. Ci descrive i suo sogni fatti di legittime aspettative; una vita normale, tutto sommato, una famiglia, la sicurezza di un futuro in contrapposizione ad oggi in cui prevale l’incertezza non del domani ma del giorno attuale. 

Salvo, dopo aver ascoltato attentamente, ci parla di tutte le situazioni che vivono i giovani a Racalmuto; la ricerca perenne di un lavoro che non arriva, i sogni che si infrangono troppo presto e troppo spesso. Le difficoltà e le lamentele delle famiglie che  i figli sono costretti ad ascoltare. Le barriere incontrate da chi vuole, in questo paese, impegnarsi socialmente o politicamente. Salvo ci dice che gli spazi a disposizione sono pochi, se non tramite le associazioni religiose o  da “ospiti” di qualche corrente politica. Spesso si sente dire – riferisce Salvo – che il futuro è dei giovani, che si dovrebbero impegnare di più, in modo più concreto, che sono indolenti ma si trascura di mettere in evidenza una situazione  innegabile: pochi gli spazi a loro concessi, poche le possibilità a disposizione di chi vuole veramente impegnarsi. Pone dei quesiti: perché qui, più che in altri posti, accade questo. Perché non si riesce a scardinare un modo di pensare, di fare, una mentalità che sembra essere sempre un passo indietro rispetto ad altre realtà. Ci parla di Palermo, della libertà fisica e mentale che ne ricava, una libertà di pensiero che lo fa sentire integrato anche in una società di grandi dimensioni, dove si può essere solo una voce capace di farsi ascoltare o nella possibilità di rimanere nel silenzio. 

Sono tutti ragazzi a posto: Luigi, Rosa, Salvo. Ma potremmo dire lo stesso di tutti i ragazzi di questo paese. Tante le loro idee, alcune andrebbero sicuramente affinate, altre sviluppate. Non domina l’immaturità in loro, piuttosto si avverte l’inesperienza, ragione per la quale gli adulti dovrebbero farsi carico di guidarli. Chiediamo quanto credano realmente che la vera forza del cambiamento sia rappresentata dalla condivisione delle idee e dalla  collaborazione propositiva, civile tra tutti i giovani. E domandiamo pure se quella sensazione di libertà, che senza nessuno sforzo avvertono in altri posti, abbiano voglia davvero di cercarla, con un convinto impegno, in questo paese. Un luogo  che non rappresenti, per chi ci vive, il desiderio di andare via prima o poi e,  per chi ci torna, la sensazione di tollerare quello che c’è, tanto…domani sarà un altro giorno. 

Ci salutiamo stringendoci la mano, come si fa tra uomini, come a sancire un patto non detto, un impegno non dichiarato.  Ma una cosa vogliamo dire, quello che è balzato alla mente scambiando quattro chiacchiere con questi giovani; hanno voglia di essere ascoltati, un bisogno imperioso che qualcuno dia loro credito, speranza e promessa per il futuro  per poter  restare e non delusione che obblighi ad abbandonare. Ascoltiamoli questi giovani di Racalmuto. Potremmo restare favorevolmente sorpresi.

Racalmutese Fiero
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mercoledì 20 febbraio 2013

FACEVAMO L’ AUTOSTOP


Si discute spesso quali sono stati gli anni migliori, i periodi che ricordiamo con maggiore nostalgia perchè caratterizzati da eventi indimenticabili. Sentiamo parlare, soprattutto, degli anni ’60 che, a detta di chi li ha vissuti, rappresenterebbero la vera rivoluzione generazionale. L’inizio di quegli anni  li ho vissuti da bambino, la fine da adolescente. Quindi la mia testimonianza  potrebbe non  corrispondere alla realtà. Posso solo dire che ricordo un periodo sereno, fatto di semplicità. Ma forse è così per tutti i ricordi del passato. 

Gli anni che ho vissuto appieno, invece, sono stati gli anni ’70. Un decennio che definirei storico per tanti motivi. Ci eravamo lasciati alle spalle il ’68, con tutto quello che comportò. La società stava cambiando, cominciavano ad affacciarsi sulle scene politiche e sociali i movimenti giovanili che spinsero lo Stato ad attuare grandi riforme. Gli anni ’70 furono anni di libertà, di creatività e trasgressione. Furono gli anni caratterizzati dalla voglia di progresso, degli Hippie. I jeans a zampa e i tessuti a fiori erano la moda all’ultimo grido. Nacquero le prime radio private, si trasmetteva da postazioni improvvisate, spesso da scantinati, impostando la voce e imitando i presentatori radiofonici di successo. 

Quel periodo vide la nascita di un’attività musicale la più intensa e creativa degli ultimi tempi. Tanti gli artisti, da Bruce Springsteen, a Lucio Battisti, Bob Marley, Renato Zero, i Bee Gees, Elton John, tanto per citarne alcuni. La moda italiana cominciava ad affacciarsi sul palcoscenico internazionale con le più grandi firme, conquistando le più affascinanti ed eleganti donne del mondo. Quegli anni videro il raggiungimento di traguardi che  rappresentarono un vero cambiamento della società civile. La maggiore età fu fissata a 18 anni, l’inglese, in sostituzione del francese, diventò la seconda lingua a scuola. Venne introdotto il divorzio e fu abolito il delitto d’onore, retaggio di una cultura maschilista  fuori dal tempo e da ogni logica. In quegli anni nacquero i movimenti femministi che sanciranno, in seguito,  pari diritti tra gli appartenenti ai due sessi. Una donna, Nilde Jotti, viene eletta Presidente della Camera dei Deputati. E cosa dire infine del cinema italiano? In quegli anni toccò il massimo della produttività con registi come Vittorio De Sica, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli. 

Gli anni ’70 li ricordo con grande emozione. Dieci anni che sono volati e che  hanno espresso i più grandi cambiamenti. A proposito, in quegli anni l’autostop era il modo più in voga per girare il mondo.

Racalmutese Fiero
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