domenica 9 dicembre 2012

LE RICETTE DI RURU’ : LI PURCIDDRATI


Li Purciddrati sono dei dolci tipici siciliani. A Racalmuto vengono preparati, soprattutto, nel periodo natalizio. Una volta venivano preparati rigorosamente in casa. Adesso si possono acquistare facilmente nei panifici o nelle pasticcerie.

INGREDIENTI:

Per il biscotto: 1kg farina di grano tenero, 300g di zucchero, 3 uova, 250g di strutto, 1 bustina di lievito per dolci e se l’impasto è troppo duro  aggiungere un po' di latte (deve venire tipo frolla, da stendere col mattarello).

Per il ripieno: 1/2 kg di fichi secchi, un po' di vino (1/2 bicchiere), un pugno di uvetta, un pugno di mandorle spellate a pezzetti, un pugno di noci a pezzetti, due cucchiai di miele, cannella e chiodi di garofano per aromatizzare e della buccia d'arancia secca sminuzzata piccolissima.

Tagliare tutto piccolissimo, cuocere in un tegame a fuoco lento con 2 cucchiai d'acqua mescolando sempre, evitando di  fare bruciare il composto o di farlo attaccare al tegame, fino a che non prenderà la consistenza della marmellata.

Stendere la pasta col mattarello creando delle strisce larghe dello spessore di mezzo cm circa. Mettere nella parte centrale la farcitura ed arrotolare la pasta creando un tubo ripieno. Si può dare la forma di una corona - ed in questo caso si fanno delle incisioni trasversali in alto per migliorare l'aspetto - o tagliare a forma di trapezio. Decorare con  glassa fatta di albume a neve e zucchero o spennellare  con il rosso d'uovo aggiungendo solo delle perline di zucchero colorato.


E…BUON APPETITO DA RURU’


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sabato 8 dicembre 2012

“IO SONO L’ IMMACOLATA CONCEZIONE”


L’Immacolata Concezione di Maria è un dogma della Chiesa Cattolica, proclamato ufficialmente l’8 dicembre 1854 da Papa Pio IX. Come la maggior parte dei dogmi, tuttavia, anche questo non introduce alcuna novità, ma viene a “certificare ufficialmente” e formalmente una realtà già ampiamente riconosciuta e di antica tradizione.

Già gli antichi Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano senza alcun dubbio al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata: “Intemerata, incolpata (nel senso di “senza colpa”), bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata “.

L’indicare il dogma dell’Immacolata Concezione come una “invenzione del 1800″ è un clamoroso falso storico, poichè la tradizione di Maria Immacolata e senza peccato risale ai primi secoli del cristianesimo. Papa Pio IX ha solo “certificato” e ufficializzato tale lunga ed affermata tradizione.

Con questo dogma dell’Immacolata Concezione di Maria si vuole infatti indicare quel particolare privilegio in virtù del quale la Madonna, piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte di Cristo, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale.

Al contrario di come molti erroneamente pensano, la festa dell’Immacolata Concezione dell’8 dicembre si riferisce al concepimento “immacolato” di Maria e non al concepimento verginale di Gesù.

Spesso parlando dell’Immacolata Concezione ci si sofferma esclusivamente sull’assenza del peccato originale, mentre è anche molto importante evidenziare l’aspetto della pienezza di grazia che questo singolare privilegio ha comportato per la Madonna (come recita l’Ave Maria). In virtù del suo immacolato concepimento, Maria è l’unica creatura che ha vissuto davvero in pienezza la propria esistenza secondo il piano di Dio, l’unica che ha sempre amato Dio profondamente e in modo pieno sopra ogni cosa.

Come tutti i dogmi mariani, anche quello dell’Immacolata Concezione di Maria non è un fatto a sé stante, isolato dal piano divino della salvezza, ma al contrario si inserisce profondamente e marca in modo evidente il disegno salvifico di Dio, che prevede innanzitutto l’incarnazione redentrice di Cristo, grazie alla quale tutti sono gratuitamente salvati dall’amore di Dio. La liberazione dal peccato originale e la pienezza di grazia di cui è rivestita Maria, sin dal primo istante di vita, non sono frutto della sua fede o di qualche altro suo merito, ma solo dono gratuito di Dio.

Nell’enciclica mariana “Ineffabilis Deus” si può leggere in sintesi il contenuto ufficiale del dogma:

« (…) affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli. »

Come si può notare, non si afferma solamente che Maria è l’unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant’Anna - ma aggiunge altresì che la Madre di Dio, sempre per speciale privilegio, non ha commesso nessun peccato in tutta la sua vita.

Le vicende storiche della proclamazione del dogma richiamano le apparizioni di Lourdes dove la Madonna, a pochi anni di distanza, si sarebbe presentata a Bernadette Soubirous con la frase “Io sono l’Immacolata Concezione“, il cui significato era del tutto oscuro alla piccola Bernadette.
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giovedì 6 dicembre 2012

I NUOVI MOVIMENTI GIOVANILI: UN ALTRO ’68 ?


Negli ultimi mesi, tante sono state le manifestazioni che hanno coinvolto più classi della società civile, dagli studenti ai lavoratori. Manifestano un disagio per le attuali condizioni in cui versa la scuola, le fabbriche, l’economia, l’occupazione e tutto il sistema politico italiano, che sembra non accorgersi delle esigenze pressanti di una società che rischia il default.

Non volendo assolutamente fare un parallelismo – i tempi diversi, le problematiche attuali non lo permetterebbero – vorrei puntare l’attenzione ai metodi di manifestare che, in passato sono stati presagio di un dilagare di contestazioni, alcune perdendo la vera motivazione, sfociate poi in movimenti criminali che hanno reso buia una lunga pagina di storia italiana.

Il ’68, in Italia, rappresentò soprattutto modernizzazione culturale, dando il via a una nazione più progredita che avrebbe in seguito varato le leggi sul divorzio e che partorì uno straordinario movimento femminista. Un’epoca che vide una stagione fiorente nel campo del cinema e della letteratura. Da molti il ‘68 è stato definito un vento di “filosofica follia”. L’Italia dopo quegli anni non fu più quella di prima. Furono gli anni della contestazione globale che vide come protagonisti gli studenti. Allora come ora.

Effetto di un futuro incerto e di una crisi iniziata negli anni precedenti e sfociata poi, in tutta la sua drammaticità. La contestazione, frutto di uno smarrimento, assunse toni di estremismo e si propagò in tutti i campi. Iniziò nell’ ambito della scuola che lamentava un’organizzazione degli studi senza raffronto alcuno con la realtà. Si propagò, sfociando nella sollevazione sindacale,  alle forze lavorative. Si voleva o forse ci si illudeva, di cambiare il mondo, trasformando il sistema.

Analizzando, il ’68  possiamo definirlo come presa di coscienza di un’Italia che muoveva i primi passi nel boom economico e che avrebbe conosciuto, in futuro, periodi di profonda crisi dei valori, coinvolgendo l’ambito politico istituzionale. Anticipando le questioni odierne, quegli anni possono apparire estremamente attuali, obbligando a far capire che la ragione deve essere l’unica a suggerire le giuste politiche da applicare a una società sempre più competente, sempre più razionale ed esigente.

Racalmutese Fiero
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mercoledì 5 dicembre 2012

RICORDI SEMPLICI


Arriva il Natale. Arriva, ma, non è  la Stella Cometa ad annunciarlo. Sono i profumi, i panettoni, i giocattoli... La pubblicità.

E’ Natale! Come il cane di Pavlov rispondiamo allo stimolo.  Ci lasciamo prendere dalla frenesia degli acquisti, delle spese, dei regali.

Corriamo, corriamo, corriamo, temendo di non riuscire a fare tutto quello che c’è da fare. E non ci accorgiamo di stare perdendo l’occasione per rigenerarci nello spirito e nell’animo.

Il significato del Natale si svuota, come un negozio in tempo di saldi, ridotto ad una corsa agli acquisti che mai ci darà vera gioia…  Il Natale è altrove.

Nei ricordi d’infanzia, l’incanto del Natale, cominciava, prima ancora delle vacanze scolastiche, con  le “novene” e i canti, intonati per viuzze e cortili. Erano i tempi dei dolci fatti in casa e dei “cunti” di Giufà.

In ogni stradina, davanti alle edicole votive, veniva preparato il  presepe. Quelli, erano giorni euforici, pieni di fermento. Bisognava procurarsi la ”sparacogna”, un cespuglio di asparago selvatico, che, per l’occasione, si andava a raccogliere in campagna. Si raffigurava così la volta della grotta. Su di essa venivano appese arance e  fiocchetti di bambagia, a rappresentare la neve. Per le strade, un continuo via vai, per completare  il tutto. Angeli, contadini, lavandaie, pastori, con gregge al seguito, affollavano la scena. Anche i Re Magi iniziavano il cammino. Mancava solo il Bambinello.

Ogni quartiere o via, allestiva il “suo”presepe, che diventava un impegno della collettività. Esisteva una dimensione umana e solidale che si preoccupava e si curava dell’altro, ed era bello farne parte. Si aspettava la sera, quando a gruppi, accompagnati da musicanti, si andava visitando ogni novena, intonando canti e dolci ninne-nanne. Le più belle erano in dialetto.

Quei gruppi, girando e sostando ad ogni presepe, diffondevano il Natale e la sua magia per le vie del paese. Quanto era semplice e bello tutto questo!


                                                                                                    Brigida Bellomo
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martedì 4 dicembre 2012

RENZI NON CONVINCE, NE APPROFITTA BERSANI


Conferma ponderata, paura del cambiamento o  semplicemente lo sfidante non ha convinto? La seconda tornata, a distanza di una settimana, le avversità meteorologiche , non hanno fatto desistere i quasi undicimila elettori che si sono recati alle urne per esprimere una conferma ancora più accentuata di quella del primo turno.

Sicuramente avranno pesato anche i voti che erano stati di Vendola. Probabilmente Renzi non ha convinto i molti telespettatori che hanno seguito il confronto in tv con Bersani, venendo collocato in un’area definita “il centrodestra” del partito.

Tutto resta immutato. Forse questa è fondamentalmente la vera novità: la gente  teme il cambiamento, anche se a parole esprime il dissenso per tutto quello che è considerato appartenente al passato e incapace di far fronte ai veri problemi attuali di un’ Italia che è impantanata in una crisi sempre più tangibile.

Voglia di cambiamento, di aria nuova che mirava ad un rinnovamento della linea politica, non riferita ad una anzianità anagrafica ma come militanza in più di due legislature, fortemente osteggiata e riconferma verso  una solida e arroccata politica appoggiata, come in questo caso di Bersani, da tutta la nomenclatura del partito. Appare ancor più strana la scarsa partecipazione dei giovani a questo ultimo confronto che, forse, ha finito per penalizzare più il sindaco di Firenze che l’attuale e riconfermato segretario del partito.

Racalmutese Fiero
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lunedì 3 dicembre 2012

I LUOGHI DELL’ ARTE


Nei luoghi natii, dove affondano le sue radici, in uno spazio appropriato all’interno del Castello Chiaramontano, punto di riferimento e di accoglienza dell’Arte in ogni sua forma espressiva, sono accolte le opere che riassumono l’estro creativo di Giampiero Cacciato artista cittadino del Mondo.

Cresciuto in un paese poco incline alla modernità e agli aspetti innovati che ne conseguono, la prorompente vitalità creativa lo spinge verso altri lidi, altre realtà in cui proporsi dedicando tutta la sua vita all’Arte.

E mentre nei primi anni 60^ si avvia ad una brillante carriera artistica, in paese fa “discutere” il grande quadro collocato nella sala d’aspetto del sig. Mulè, rinomato parrucchiere per signora, che fungeva da paratia con accanto il salotto e l’immancabile tavolinetto pieno di riviste di moda.

Il dipinto su legno, ampio e spettacolare, ricopriva la parete da pavimento a soffitto e l’impatto era forte, predominante sull’attenzione di chi entrava.

Incuriosiva e appassionava per le infinite sperimentazioni, le trovate artistiche che invadevano lo spazio del dipinto: materico, corposo, con diverse tramature che costringevano ad una maggiore attenzione.

Non era la solita rappresentazione di un risaputo quanto già visto paesaggio, erano composizioni fantastiche, fantasiose, riconoscibili ad uno sguardo che vuol vedere oltre il già conosciuto. Se ne ricorda ancora la “straordinarietà” e la suggestiva “composizione”.

Pollock, Schifano, Fontana molti i grandi artisti che in quel periodo, come Giampiero Cacciato, esploravano spazi sconosciuti nella smaniosa “ricerca” creativa illuminata da una luce interiore che traspare di forza dalle tele.

Le tramature dei “Neroidi” o i paesaggi fantastici del “Selenismo” sconvolgono per la teatralità di rappresentazione dove primeggia comunque la luce sulle tenebre, la luminosità del colore che oltrepassa il nero cupo sapientemente trasfigurato da sfuggenti colpi di spatola che lo rendono velato, trasparente, scolpito su figure di donna, su citazioni mitologiche o silhouettes filiformi in paesaggi astrali.

Successivamente le opere l’iporealiste” affondano la ricerca su ciò che “è” alla base, che ne costituisce l’ossatura e quindi l’essenza di ciò che sarà - e ancora gli “ideogrammi” e i “monocromi” in cui attua un’essenziale quanto elegante ricerca di semplificazione con l’azzeramento del colore riportandolo allo stato puro, primario tono su tono.  Particolare l’opera dal candore tonale bianco su bianco da cui fuoriesce per magia un quasi visibile (ma riconoscibilissimo) vaso di girasoli in omaggio a Van Gogh che incuriosisce e provoca lo spettatore lasciando spazio all’immaginazione.




Come interessanti sono le opere seriali degli aquiloni su fondo bianco materico, plastico, sconfinato, o le gabbie/finestre sul nero perforato della luminosità del colore che oltrepassa prepotente l’oscurità. 










Tante le sperimentazioni, i percorsi artistici e le sofferenze nel tracciarli, i clamori e i consensi, le delusioni e le amarezze, le fatiche di un Artista caparbio e spigoloso, geniale e innovativo.

Artista sopra le righe si identifica Giampiero Cacciato fra genio e sregolatezza, girovago del mondo senza mete definite nella vita reale come nella pittura per assaporarla e dissiparla nella sua interezza.

nel 1996 una semi paralisi lo rende disabile costringendolo a rinunciare alla creativa e naturale predisposizione per l’Arte.

E’ stato un onore per me nel 2004 aver avuto la possibilità di organizzare in qualità di direttore artistico del Castello Chiaramontano una mostra antologica che segnasse il ritorno al suo paese dopo diversi anni di inattività espositiva.

Sembrava aver riacquistato una nuova carica, una nuova spinta vitale da troppo tempo assopita, era teso ed emozionato ma compiaciuto nel rimettere in moto i meccanismi dinamici di un’attività artistica predominante sulla sua stessa vita.

Dal commento “Meditazioni fantastiche” di Francesco Gallo Mazzeo:

“…immaginario pittorico suggestionato da visioni, sensazioni, provenienti dall’esperienza di tutti i giorni e innalzate da diciture formali poetiche, a riflessioni sulla fisica e matafisica, sulla corporalità, intesa come fondazione del senso comune, sulla spiritualità, intesa come fondazione del senso fantastico, onirico…”.

Nella sala a Lui dedicata sono archiviate ed esposte diverse opere storicizzate assieme alla bibliografia ufficiale, documenti, foto, cataloghi, video ed interviste che riassumono il lungo percorso artistico che consentono di approfondire ed apprezzare l’indubbio spessore artistico - Le sue opere fanno parte di molte collezioni private e custodite in importanti musei e gallerie in tutto il mondo.

Le opere di Giampiero Cacciato si aggiungono alla già consistente collezione di opere donate da artisti che hanno esposto al Castello Chiaramontano.

                                                                        Il Direttore Artistico Piero Baiamonte
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domenica 2 dicembre 2012

PANETTONE, PANDORO, TORRONE: SONO ARRIVATE LE FESTE !


Tra poco tempo sarà Natale, ma già da qualche giorno sulla nostra tavola sono comparsi i tipici dolci natalizi come il panettone, il pandoro e i torroni. Hanno cominciato a farci gola molto tempo prima del 25 Dicembre e continueranno a tentarci anche a feste concluse, quando venduti a prezzo stracciato non potremo fare a meno di approfittare e non perderci queste ghiottonerie.

Qual è la loro storia?

Cosa contengono esattamente?

Possiamo consumarli tranquillamente fino a Gennaio inoltrato?

Come si fa a non cadere nella tentazione di mangiarli tutti i giorni?

Il panettone è il “pan del Toni”, un giovane servo che salvò il disperato cuoco di Ludovico il Moro quando aveva carbonizzato il dolce del pranzo di Natale. Con farina, zucchero, burro, uvetta e canditi Toni aveva creato un pane dolce e soffice entusiasmando tutti i nobili commensali. La ricetta non è cambiata molto, ma grazie alle grandi industrie dolciarie da tipico dolce artigianale milanese si è diffuso in tutta Italia e oltre come prodotto commerciale natalizio. Gli ingredienti sono farina, zucchero, uova, burro, latte, uva sultanina, bucce di cedro e arancia candite, lievito naturale. La qualità del panettone è data ovviamente dalla qualità e freschezza delle sue materie prime. Nei panettoni industriali spesso il burro viene sostituito da oli e grassi vegetali e aromi non naturali. Un decreto legislativo del 2005 stabilisce che il panettone non deve contenere meno del 16% di burro, non meno del 20% di uvetta e canditi, e per la sua lievitazione deve essere utilizzato esclusivamente lievito naturale costituito da pasta acida. Negli ultimi anni l’industria ha prodotto molte varianti di panettone, come per esempio il panettone senza canditi, glassato, ripieno di crema o cioccolato, ricoperti di mandorle e zucchero. In questi tipi di prodotto però sono stati aggiunti ulteriori zuccheri, grassi vegetali, lecitine, conservanti rispetto alla ricetta tradizionale, abbassandone la qualità nutrizionale.

Il colore oro del pandoro (pane d’oro) è dovuto al gran numero di uova nell’impasto. Le origini del pandoro sono incerte, forse è il “Pan de oro” servito a Natale dai Dogi veneziani nel Cinquecento, forse è un antico dolce veronese o, forse, deriva da un dolce che veniva preparato nella casa reale degli Asburgo e che veniva chiamato “Pan di Vienna”. Rispetto al panettone contiene più burro, non meno del 20%, e uova, con l’aggiunta di vaniglia o vanillina. Anche per il pandoro esistono molte varianti”moderne” che lo vedono ricoperto di cioccolato o ripieno di creme.

Il torrone è un dolce tipico del Piemonte e della Sardegna. Sembra che il primo torrone sia stato servito al banchetto di nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. La forma di quel dolce riprendeva quella del campanile del Duomo di Cremona che all’epoca era chiamato” Torrione”. Il torrone classico si ottiene impastando miele, zucchero, albume d’uovo e mandorle tostate. Il torrone può essere duro e croccante o morbido (viene cotto per meno tempo), ricoperto di cioccolato, o con nocciole, pistacchi e altri tipi di frutta secca al posto delle mandorle.

Basta leggere l’elenco degli ingredienti di questi tipici dolci natalizi per capire che si tratta di alimenti particolarmente ricchi di zuccheri e grassi e quindi molto calorici. 100 grammi di panettone forniscono 333 kcal con una percentuale di grassi di 10,7%. Il pandoro è più grasso e in 100 grammi ci sono quasi 20 grammi di grassi con un apporto in calorie di 410. Il torrone dà circa 480 calorie con una percentuale di grassi del 27%. Dobbiamo dunque consumarli con moderazione e non farli diventare una “dolce” abitudine quotidiana di questo periodo. Ecco alcuni consigli per passare delle belle feste senza attentare alla salute di tutta la famiglia.

Natale è una festa da trascorrere in compagnia di parenti e amici. Offriamo questi dolci solo quando abbiamo invitati, in modo da servire piccole porzioni.

Meglio ancora, non serviamone in mezzo alla tavola, ma chiediamo chi ne voglia. Sembra nulla, ma dire “vado a tagliare il panettone, chi ne vuole?” contribuisce ad un suo consumo moderato.

Panettone e pandoro hanno un basso potere saziante, consumiamoli sempre con una bevanda calda come un the o una tisana.

È meglio consumare una fetta di panettone o pandoro a colazione. Avremo così più probabilità di bruciare le calorie in eccesso con le varie attività della giornata.

Non scegliete mai panettoni, pandori e torroni con ricette “rivisitate” dalle industrie dolciarie. Sono sicuramente più calorici e grassi. Inoltre la presenza di grassi e oli vegetali non specificati al posto del burro o del burro di cacao abbassano la qualità nutrizionale di questi dolci.

Se ne avete ricevuto in regalo molte confezioni, non teneteli in casa tentando voi e i vostri bambini. Potete donarli a comunità residenziali o parrocchiali entrando così nello spirito natalizio.

Mangiare dolci a Natale non è mai stato un peccato né pericoloso. Godetevi le feste gustando una fetta di un buon panettone. Se non si esagererà a tavola di questo Natale ci resteranno tanti ricordi d’amore e amicizia e pochi rimorsi.


Dott.ssa Maria Anna Tomaselli
Dietista
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