lunedì 8 ottobre 2012

MUTU CU SAPI LU IUOCU

(Amare considerazioni in una lettera ad un amico)


Caro Salvatore,

a volte certi fatti ti fanno venire in mente cose dimenticate come la favola che voglio raccontarti.

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura" 

Caro Salvatore, è la loro natura, anche se volessero non potrebbero fare diversamente di come hanno fatto, di come fanno e di come faranno.  Mi rendo conto solo adesso che bisogna essere dei gran presuntuosi pensando che basta scrivere una buona idea e proporla, per fare cambiare la natura delle cose e delle persone. I nostri cari politici sono per natura allergici al cristallo, e comunque se ai Racalmutesi va bene così, chi siamo noi per contraddirli? Se vivessimo a Racalmuto e fossimo più giovani, li potremmo stracciare con la fantasia, ma la gioventù è fuggita, lasciamo questo compito alle nuove generazioni, se lo vorranno.


E’ la loro natura, amico mio, e niente e nessuno potrà mai cambiarla. “Munnu ha statu è munno è”!  Racalmuto è diventato un popolo di rassegnati: nessuno che si organizzi in proteste anche plateali contro questo modo di governare, timide inventive si hanno solo se toccano il portafoglio. Ci rassegniamo ad assistere ogni estate all'incendio di migliaia di ettari di bosco;  a sentir dire e a veder fare cose che non diremmo e non faremmo mai. Ci rassegniamo a tutto. Ci rassegniamo al fatto che possiamo scrivere una lettera come questa,  vederla anche pubblicata magari, sapendo perfettamente che non serve a nulla, proprio a nulla. Ci rassegniamo ad abbaiare alla luna, forse è questa rassegnazione che ci impedisce di impazzire. E’ la salvezza per chi la rassegnazione ce l’ha nel Dna. Capisco a volte che l’amore per il luogo dove si è nati, dove risiedono i propri ricordi, può spingerti ad atti di disinteressata generosità, ma proprio perché disinteressata si rischia di essere fraintesi e quindi visti con fastidio e diffidenza; la sola idea che si possa fare qualcosa per il paese senza niente in cambio, li fa impazzire. E’ la loro natura, in tanti lo hanno detto e scritto, e noi possiamo solo prenderne atto.  Una volta comandare era meglio di fottere, oggi comandare non interessa più a nessuno, purtroppo.
 
Noi, ti ricordi, parlavamo di quadri ritrovati, di zolfatari, di come passavamo le vacanze da ragazzi, di catapecchie cadenti e cose di questo genere, poi purtroppo, qualcuno ci ha accusato di stare con le mani in tasca, di seminare pessimismo e malcontento, di fare solo chiacchiere inutili incitandoci a fare qualche proposta concreta e noi come dei fessi l’abbiamo fatto, abbiamo creduto che i tempi fossero maturi per una nuova stagione  politica, che Racalmuto non avrebbe perso questa occasione  per rinascere, per riscattarsi, per liberarsi da quell’unico motivo per cui si è fatto, si fa e si farà politica. La speranza che almeno chi, dotato “di lu cuocciu di la littra” e che ha respirato aria continentale raggiungendo una certa notorietà si potesse spendere per una nuova stagione politica per il paese, prendendo una ferma posizione, formando o suggerendo un pugno di persone serie e disinteressate per resettare i vecchi metodi, per scrostare il calderone del buon governo, purtroppo  non c’è stata.  peccato!

Rischiamo anche, caro amico, di essere considerati dei grandissimi rompicoglioni, da chi già progetta il futuro per questo paese silenzioso, da tutti quelli che hanno in mente cosa è bene e cosa è male per questi cittadini distratti da mille pensieri, da tutti quelli che lasceranno che un giovane resti seduto ad un tavolo di bar con la bottiglia in mano, passando dalla rassegnazione alla catalessi.

Quando ero studente a Palermo e mi recavo a fare la spesa in quel mercato meraviglioso che  si chiama “la vucciria”, ero attratto da quei banchetti dove un lestofante e i suoi complici facevano il gioco delle tre carte, mentre uno manovrava con le carte, qualche compare ripeteva in continuazione :“mutu cu sapi lu iuocu”.  Forse l’ hai dimenticato, Salvatore, ma dalle nostre parti è così, chi conosce il gioco deve stare muto, lasciando che i polli abbocchino; non deve disturbare il conducente che deve portare i passeggeri come e dove vuole lui. A questo punto mi chiedo e ti chiedo, caro amico, per quanto spinti da sentimenti forti per un paese che a fatica riconosciamo,  ma ne vale veramente la pena visto che è tutto inutile dal momento che è nella loro natura?

                                                                                                             Roberto Salvo


Stampa il post

ART. 1 DISSOLTO NEL NULLA


E’ passato tanto tempo dagli ultimi post, apparsi su Castrum, che accennavano al sedicente comitato cittadino art 1. Certo, a qualcuno, anche quelli che dimostrano ipocrite condivisioni,  ha dato fastidio che si scrivesse su Castrum e si esortassero gli appartenenti al comitato a pubblicare elenco iscritti e programma. Solo un breve comunicato, a firma Guagliano, dove si diceva che al più presto saremmo stati informati di tutto – se ne assumeva l’onere come  “un impegno morale inderogabile” - che era stato depositato l’elenco degli iscritti e che una delegazione – non sappiamo chi – si sarebbe recata a Roma per un incontro col ministro Cancellieri per discutere dell’aliquota sulla TARSU e di eventuali contributi a sostegno del paese.  Facevo anche una considerazione: forse alcuni appartenenti rispettano un devoto silenzio, evitando così di palesare le loro appartenenze. Forse qualcuno consiglia qualcun altro di tenere celata l’iscrizione per evitare che altri possano accorgersi che non tutto è così “nuovo”. Forse i rimanenti attendono – non si sa perché – e non rendono partecipe la cittadinanza per strategie e in previsione di futuri disegni. In sostanza, ad oggi non sappiamo più nulla di questo sedicente comitato. E dire che avevamo ricevuto  rassicurazioni in merito da parte di Guagliano. Commenti, anche aspri e risentiti,  lasciavano intendere che da lì a poco avremmo avuto  tutte le notizie sperate  e che, finalmente, si sarebbe potuto intraprendere un cammino comune, quanto meno di condivisione. Non sappiamo neanche se la delegazione sia stata ricevuta  dal ministro e, nella ipotesi affermativa, cosa sia stato discusso e deciso. Io rimango sempre del parere che la trasparenza debba essere alla base di ogni azione ancor di più se quello che si porta avanti non cela altri progetti che, attualmente, non è bene siano messi a conoscenza dei cittadini. E io mi chiedo: cosa può limitare tale informazione se tutti ci adoperiamo per un unico fine, il bene di Racalmuto?

Racalmutese Fiero
Stampa il post

sabato 6 ottobre 2012

TANTI VANTAGGI CON I PRODOTTI DI STAGIONE


I prodotti di stagione sono da anni raccomandati da noi nutrizionisti in quanto migliori rispetto ai prodotti di serra o importati da Paesi lontani. Le ragioni per questo univoco consiglio non sono sempre chiare al grande pubblico, o quanto meno lo sono solo parzialmente. La prima motivazione attribuita a questa scelta da parte delle persone comuni è che i prodotti di stagione sono più gustosi e profumati, aspetto sicuramente importante, ma vi sono vantaggi ulteriori che riguardano ragioni nutritive in senso stretto, oltre che economiche ed ecologiche.

Dal punto di vista nutrizionale l’elemento cardine è il contenuto in vitamine e sali minerali, molto elevato nelle frutta e verdure che arrivano naturalmente a maturazione e vengono a breve consumate. I prodotti di serra invece presentano mediamente un contenuto vitaminico inferiore, in particolare per quanto attiene alla vitamina C e al β-carotene, in quanto subiscono una irradiazione solare scarsa o perché, per aumentare la durata di conservazione, vengono raccolti prima della completa maturazione. Altra possibilità è che i vegetali non stagionali siano stati stoccati o siano stati importati. In entrambi i casi il problema è relativo al tempo e alle modalità di conservazione. Con il passare dei giorni, delle settimane o anche dei mesi (si pensi che le mele possono essere conservate per 1 intero anno) avviene una graduale degradazione delle vitamine, amplificata dall’esposizione alla luce e dalle temperature più elevate. La vitamina C, la più labile tra tutte, nelle mele conservate in casa per 2 mesi si riduce di 2/3 e scompare completamente nella verdura conservata per qualche giorno a temperatura ambiente, la vitamina A si riduce del 35%, più stabili invece le vitamine del gruppo B e la vitamina E.

I prodotti stagionali inoltre hanno tendenzialmente percorso meno chilometri, e pertanto causato minor inquinamento; ma ancora, utilizzando i ritmi naturali di accrescimento, necessitano di minor energia di produzione e di un uso inferiore di pesticidi e fertilizzanti chimici. Tutto ciò si traduce in un minor impatto ambientale e in un costo al consumo mediamente inferiore.

Ancora, parlando di prodotti stagionali si fa primariamente riferimento a quelli agricoli, ma è utile ricordare che anche i prodotti di origine animale hanno una forte stagionalità, seppure grandemente sovvertita nel mondo globalizzato. Un esempio emblematico sono i prodotti ittici che hanno delle fasi di nascita, crescita, riproduzione e deposizione delle uova scandite da ritmi biologici, e il rispetto di questi ritmi garantisce un prodotto nutrizionalmente più ricco (ad esempio, i pesci d’allevamento hanno un contenuto inferiore di omega-3) e dei costi di produzione, di gran lunga inferiori con il rispetto dell’ambiente senza compromissione della delicata catena alimentare.

Pertanto, sposare la scelta dei prodotti stagionali garantisce un apporto di nutrienti vario e completo, ha un minore impatto ambientale e sul nostro portafoglio e inoltre, dal punto di vista del comportamento alimentare, soddisfa il principio della varietà tanto difficile da applicare anche per noi adulti ma specialmente per i nostri bambini.


Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Stampa il post

venerdì 5 ottobre 2012

LETTERA A CARMELO MULE’


Caro Carmelo,

ho letto la tua risposta all’amico Giovanni Salvo. In effetti, te ne do atto, non hai mai attaccato personalmente nessuno, sia che fossero avversari politici o cittadini in genere. Piuttosto, spesso, hai subito attacchi per nulla piacevoli che, quasi sempre, ho dovuto censurare e non pubblicare su Castrum.

Parli di cattiva politica e affermi che  Racalmuto l’ha sempre subìta e così sarà anche in futuro; la buona politica non c’è stata ieri, non c’è oggi e non ci sarà domani… Mi sorge spontanea la domanda: perché , allora, fai politica? Perché non sei intriso di ottimismo, come dovrebbe logicamente essere e invece manifesti un inguaribile pessimismo? Io penso che chiunque voglia adoperarsi per cambiare il corso delle cose, debba avere la convinzione, la certezza che tutto ciò sarà possibile. Correre convinti di arrivare, di vincere e non pensare: il percorso è duro, il traguardo è lontano.

Dici che esportiamo l’immagine di un paese piagnucoloso in contrasto, magari, a certi sorrisi accattivanti – di qualsiasi schieramento – che spesso vediamo affissi sui muri. Racalmuto non ha motivo di ridere. Il paese è stretto nella morsa della crisi occupazionale, economica, sociale e, se permetti, morale. I racalmutesi, i siciliani, si sono sempre illusi per poi venire disillusi da chi aveva fatto loro promesse. Perché dovremmo ridere? Ci è rimasto solamente un sorriso amaro, questo potremmo sfoggiare a chi continua a pensare che bastano due parole messe bene grammaticamente per  carpire la nostra innata buonafede.

Rimango sbalordito quando parli dei blog che anziché preparare il futuro lo macellano prima che arrivi. Non so a quale blog ti riferisca. Io parlerò di Castrum Racalmuto Domani. In queste pagine abbiamo letto critiche – mai personali – rivolte alla politica del passato e non come dici tu: “nessuno dice nulla su quelli sperimentati”, intendendo che nessuno ha mosso critiche a chi ha amministrato. Da questo blog sono partite proposte, idee e suggerimenti costruttivi rivolti, sempre ed esclusivamente, al bene del paese e di tutta la comunità. Nessun interesse personale. Qui si è letto di TRASPARENZA, rivolta agli amministratori attuali e futuri e a tutte le strutture amministrative e sociali presenti a Racalmuto.  Da Castrum è stata lanciata l’idea della CASA DI CRISTALLO e della rinuncia ai compensi derivanti dalle cariche amministrative – decisione peraltro già adottata da alcune amministrazioni comunali - se questi fossero in aggiunta agli emolumenti ricevuti per il proprio lavoro di professionista o dipendente. Il denaro così risparmiato, potrebbe essere impiegato per il paese.

Eravamo certi che i politici presenti in terra di Racalmuto, fiera terra, avrebbero fatto a gara per aderire a tali proposte, esprimendo a gran voce la loro totale condivisione. I risultati ottenuti? silenzio assoluto, scoraggiante silenzio. Attacchi personali riservati al sottoscritto, fatti da anonimi individui che non meriterebbero neanche di appartenere alla specie umana,  ancor  meno al genere maschile. Attacchi da appartenenti a schieramenti politici – sempre in forma anonima e sempre al sottoscritto – tendenti ad evitare che su queste pagine si esprimessero  critiche, idee e proposte. Personalmente mi sono sentito in dovere di rispondere privatamente ad un esponente di  partito, cercando di chiarire alcuni concetti. Risultato: SILENZIO!

Non voglio pensare che alla trasparenza cristallina si preferisca l’opacità e il grigiore, evitando così di rendere partecipi del proprio operato  i cittadini tutti di questa fiera terra.

Caro Carmelo, e amaramente concludo, Racalmuto ha bisogno di una mentalità, un modo nuovo di fare politica, di spirito di sacrificio che assicurino una rinascita in tutti i campi. Qui, invece, la politica  rappresenta mestiere e non servizio. Da quello che leggo, da quello che sento, siamo ancora molto distanti dall’intraprendere il cammino verso il progresso politico e culturale.  
Un abbraccio

Salvatore Alfano
Stampa il post

mercoledì 3 ottobre 2012

IO VADO A VOTARE


“Ci sono stati uomini che si sono fatti massacrare per avere il diritto al voto, ci sono state donne che hanno sbalordito il mondo chiedendo di avere il diritto al voto.  Ci sono ancora oggi uomini e donne che lottano per ottenere il diritto al voto.  E’ questo diritto che eleva alla dignità di cittadino, invece che di suddito. Come si può pensare di rinunciarvi?”


In questi giorni, nei blog, su facebook, non si legge altro se non proclami  all’insurrezione, istigazioni a far sì che le persone non vadano a votare – diverso e apprezzabile, a mio giudizio, è il concetto espresso dall’amico Gigi Scimè, che parla di candidati che avrebbero stretto alleanze con schieramenti passati, già squalificati ed etichettati da un provvedimento del ministero degli interni. –

Come si può, mi chiedo, combattere tutto il marcio che nelle pagine virtuali si denunciano, parlo del marcio della politica o meglio, della politica passata che faceva uso del clientelismo, del nepotismo, della corruzione e della concussione. Ripeto, come si può non esprimere il proprio voto di dissenso, di protesta o di condivisione e pretendere di cambiare le cose? Il non voto significherebbe favorire proprio quei politici corrotti che hanno tutto l’interesse di continuare i loro loschi intrallazzi.

Abbiamo tutti compreso che oggi la crisi della politica è rappresentata, maggiormente, dalla scarsa fiducia che le persone hanno dei partiti. C’è di fatto una pessima considerazione delle formazioni politiche, più che della politica in senso assoluto. Abbiamo assistito a una corruzione dilagante che, indipendentemente dagli schieramenti, ha portato a tale sfiducia i cittadini tutti. Adesso si prospetta un modo per  tentare di cambiare le cose ed evitare di favorire, con l’astensione al voto, vecchie forme di politica non certo limpida.

Tra qualche tempo, a Racalmuto, si andrà a votare; i cittadini saranno chiamati ad esprimere col voto una preferenza verso questo o quel candidato. Non andare a votare sarebbe la forma migliore per ripristinare nuovamente il mal governo, con inevitabili ripercussioni per il paese e l’intera comunità.

Sono certo, però, che quando i racalmutesi saranno chiamati ad eleggere la persona che dovrebbe guidarli con accortezza, capacità e trasparenza, tutti quelli che oggi si stanno adoperando per istigare i cittadini al non voto, saranno i primi a prodigarsi perché la gente vada alle urne ed esprima la propria preferenza, magari proprio verso coloro i quali, adesso, sono per l’astensionismo. Non sarà questo un modo come un altro per fare intendere, a chi deve, la propria eventuale disponibilità volendo far  percepire il peso della propria astensione?

E’ anche per questo e non solo per un dovere civile sancito dalla costituzione, per un principio di libertà e di democrazia che io invito tutti ad esprimere ogni dissenso verso la vecchia politica corrotta e a manifestare col voto la  preferenza verso candidati nuovi, giovani, che esprimano capacità, idee, programmi e soluzioni con assoluta trasparenza e onestà. Ecco perché io VADO A VOTARE.

Racalmutese Fiero
Stampa il post

martedì 2 ottobre 2012

LA SICILIA COME METAFORA


 “Il più grande peccato della Sicilia è stato ed è quello di non credere nelle idee, qui che le idee muovano il mondo non si è mai creduto. Ci  sono  naturalmente delle ragioni, di storia, di esperienze, però è questo che ha impedito sempre alla Sicilia di andare avanti, il credere che il mondo non potrà mai essere diverso da come è stato. Ora siccome questa mancanza di idee ormai si proietta su tutto il mondo, in questo senso per me la Sicilia ne è diventata la metafora”.


                                                                                    (LeonardoSciascia, intervista RAITVcultura).


A volte mi capita di pensare al mio paese,  come si è trasformato nel tempo, e vedo un quadro che non mi piace. Amo il mio paese e questo mi dà il diritto di poterlo criticare; lo faccio nella speranza che migliori, anche se mi provoca dolore farlo. Il mio paese sembra in stato di abbandono, basta fare una passeggiata per i suoi quartieri per accorgersi del degrado in cui versano; tante case abbandonate al degrado e all’incuria.

Ricordare quei posti pieni di vita sino a pochi anni or sono, mi fa venire un nodo alla gola e mi chiedo il perché di tutto questo senza riuscire a darmi una risposta. Penso che gli appartenenti ad  una comunità debbano vivere a stretto contatto l’uno con l’altro, ogni via, ogni cortile deve essere vissuto insieme; la vicinanza crea solidarietà, si diventa tutti un po’ parenti, assistiamo invece ad un progressivo allontanamento tra le persone, si preferisce vivere in estrema periferia o addirittura in campagna diventando tante isole.

Il lavoro che da noi non è mai stato sufficiente, oggi è quasi scomparso in vari settori: agricoltura, edilizia, commercio, artigianato. Naturalmente a subire di più questa situazione sono le fasce più deboli e i giovani. Tutto questo nella totale indifferenza di chi ha amministrato, di chi amministra e di quelle associazioni locali che dovrebbero battersi per creare le condizioni per la socializzazione e la condivisione, organizzando e suggerendo iniziative da attuare.

Anche politicamente questo paese sembra andare alla deriva nella totale rassegnazione e indifferenza generale. Chi ha governato lo ha fatto senza amore mentre i cittadini  assistevano a questo degrado quasi disinteressatamente,  curando soltanto il proprio orticello.

Ha ragione Leonardo Sciascia; i siciliani sono convinti che le idee non potranno mai cambiare le cose, che nulla potrà essere diverso di come è stato e quindi è normale essere rassegnati e indifferenti, anche se qualcuno propone ai politici un cambiamento, un nuovo modo di amministrare  con trasparenza.

Odio gli indifferenti. Sono convinto che vivere significhi essere combattenti, vedo soltanto persone che sanno solo lamentarsi, protestare, accusare, recriminare. Mai qualcuno che si chieda: se avessi fatto il mio dovere, se avessi combattuto per le mie idee, se avessi dato l’esempio, se non fossi stato egoista e indifferente, sarebbe successo tutto quello a cui assistiamo sbigottiti oggi? L’indifferenza ha causato sempre dolore e disastri nella nostra nazione: siamo stati indifferenti quando i fascisti marciarono su Roma, siamo stati indifferenti con chi ci ha fatto vivere negli anni di piombo, siamo stati indifferenti davanti a tutte le stragi, siamo indifferenti alla mancanza di futuro per le nuove generazioni e siamo indifferenti al degrado della politica.  Ecco perché odio gli indifferenti.

                                                                                                   Roberto Salvo
Stampa il post

lunedì 1 ottobre 2012

UNA LUCE SOFFUSA



"Che cos'è mai il patriottismo, se non la vostra convinzione che un paese è superiore a tutti gli altri per il semplice fatto che ci siete nati?"
                                                                                               Georges Bernard Shaw









Questo è un commento ricevuto ad un mio recente post. Sarebbe quasi scontato, visto il prestigioso autore, essere concordi. Ma quello che dice Bernard Shaw  non mi trova d’accordo. Il patriottismo, secondo me, non identifica un paese migliore, o meglio la convinzione che lo sia, rispetto ad un altro per il fatto di esservi nati. Il patriottismo identifica la volontà di difendere un territorio di appartenenza; una volta anche a costo della vita, ai nostri tempi con l’impegno civile dal quale deve scaturire disinteresse, spirito di sacrificio e trasparenza.

“Usare” un paese, una comunità, per scopi personali  rappresenta l’antitesi al patriottismo, ancor di più se spendiamo parole cariche di sentimenti per  questi luoghi che non trovano poi, attuazione nella realtà. Quindi patriottismo come servizio per un paese, per una comunità.

Venerdì mattina, trovandomi a Racalmuto, decidevo di goderne la vista alle prime luci dell’alba. Ho attraversato il paese dalla Guardia, san Pasquale, la piazzetta, il collegio,  lu chianu castieddu,  la fontana. Le strade,  appena lucide dall’umido notturno,  rispecchiavano  un cielo terso che prometteva ancora una giornata calda. Il bar di Tommy, appena aperto, invitava ad una sosta per un caffè, finalmente per me, decente.

Tutto sommato ho ritrovato quei luoghi più puliti rispetto al mio ultimo soggiorno. Racalmuto era ancora addormentato, pochissime le persone per strada, il corso vuoto, dava la sensazione come se, durante la notte, il paese  si fosse ripulito da tutte le storture, le brutture che lo affliggono durante il giorno e che, inevitabilmente, rimandano una visione ancora lontana da quello che tutti ci auguriamo. L’immagine era pulita, chiara, la luce così tenue rendeva un ritratto quasi delicato, come ad invitare tutti ad avere riguardo, cura, rispetto.

Camminando per quelle strade, sotto quella luce ancora incerta, ho pensato che un paese così non può e non deve attrarre quanti non hanno nel cuore quel sentimento di “patriottismo”, identificabile nell’amore, nell’orgoglio, nella voglia di fare bene che ci rende saldati alle nostre origini e unici come comunità, evitando di percorrere la strada dell’interesse proprio, del clientelismo, della demagogia, della calunnia, delle strategie oscure e mai chiare, dell’immobilismo e dei silenzi di tutti, come se fosse questo paese ad appartenerci e non fossimo, noi stessi, parte di esso.

Racalmuto quel giorno, con quella luce, mi è apparso come un vecchio padre che vuole dire la sua, che ama i suoi figli e ne reclama ancora il rispetto. E ho pensato che non possono stare qui persone spinte  da altre voglie se non quelle della trasparenza e del  riscatto morale.

Racalmutese Fiero
Stampa il post