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lunedì 8 ottobre 2012
ART. 1 DISSOLTO NEL NULLA
E’ passato tanto tempo
dagli ultimi post, apparsi su Castrum, che accennavano al sedicente comitato
cittadino art 1. Certo, a qualcuno, anche quelli che dimostrano ipocrite
condivisioni, ha dato fastidio che si
scrivesse su Castrum e si esortassero gli appartenenti al comitato a pubblicare
elenco iscritti e programma. Solo un breve comunicato, a
firma Guagliano, dove si diceva che al più presto saremmo stati informati di
tutto – se ne assumeva l’onere come “un
impegno morale inderogabile” - che era stato depositato l’elenco degli iscritti
e che una delegazione – non sappiamo chi – si sarebbe recata a Roma per un
incontro col ministro Cancellieri per discutere dell’aliquota sulla TARSU e di
eventuali contributi a sostegno del paese.
Facevo anche una considerazione: forse alcuni appartenenti rispettano un
devoto silenzio, evitando così di palesare le loro appartenenze. Forse qualcuno
consiglia qualcun altro di tenere celata l’iscrizione per evitare che altri
possano accorgersi che non tutto è così “nuovo”. Forse i rimanenti attendono –
non si sa perché – e non rendono partecipe la cittadinanza per strategie e in
previsione di futuri disegni. In sostanza, ad oggi non sappiamo più nulla di
questo sedicente comitato. E dire che avevamo ricevuto rassicurazioni in merito da parte di
Guagliano. Commenti, anche aspri e risentiti,
lasciavano intendere che da lì a poco avremmo avuto tutte le notizie sperate e che, finalmente, si sarebbe potuto
intraprendere un cammino comune, quanto meno di condivisione. Non sappiamo
neanche se la delegazione sia stata ricevuta
dal ministro e, nella ipotesi affermativa, cosa sia stato discusso e
deciso. Io rimango sempre del parere che la trasparenza debba essere alla base
di ogni azione ancor di più se quello che si porta avanti non cela altri
progetti che, attualmente, non è bene siano messi a conoscenza dei cittadini. E
io mi chiedo: cosa può limitare tale informazione se tutti ci adoperiamo per un
unico fine, il bene di Racalmuto?
Racalmutese Fiero
sabato 6 ottobre 2012
TANTI VANTAGGI CON I PRODOTTI DI STAGIONE
I
prodotti di stagione sono da anni raccomandati da noi nutrizionisti in quanto
migliori rispetto ai prodotti di serra o importati da Paesi lontani. Le ragioni
per questo univoco consiglio non sono sempre chiare al grande pubblico, o
quanto meno lo sono solo parzialmente. La prima motivazione attribuita a questa
scelta da parte delle persone comuni è che i prodotti di stagione sono più
gustosi e profumati, aspetto sicuramente importante, ma vi sono vantaggi
ulteriori che riguardano ragioni nutritive in senso stretto, oltre che
economiche ed ecologiche.
Dal
punto di vista nutrizionale l’elemento cardine è il contenuto in vitamine e
sali minerali, molto elevato nelle frutta e verdure che arrivano naturalmente a
maturazione e vengono a breve consumate. I prodotti di serra invece presentano
mediamente un contenuto vitaminico inferiore, in particolare per quanto attiene
alla vitamina C e al β-carotene, in quanto subiscono una irradiazione solare
scarsa o perché, per aumentare la durata di conservazione, vengono raccolti
prima della completa maturazione. Altra possibilità è che i vegetali non
stagionali siano stati stoccati o siano stati importati. In entrambi i casi il
problema è relativo al tempo e alle modalità di conservazione. Con il passare
dei giorni, delle settimane o anche dei mesi (si pensi che le mele possono
essere conservate per 1 intero anno) avviene una graduale degradazione delle
vitamine, amplificata dall’esposizione alla luce e dalle temperature più
elevate. La vitamina C, la più labile tra tutte, nelle mele conservate in casa
per 2 mesi si riduce di 2/3 e scompare completamente nella verdura conservata
per qualche giorno a temperatura ambiente, la vitamina A si riduce del 35%, più
stabili invece le vitamine del gruppo B e la vitamina E.
I
prodotti stagionali inoltre hanno tendenzialmente percorso meno chilometri, e
pertanto causato minor inquinamento; ma ancora, utilizzando i ritmi naturali di
accrescimento, necessitano di minor energia di produzione e di un uso inferiore
di pesticidi e fertilizzanti chimici. Tutto ciò si traduce in un minor impatto
ambientale e in un costo al consumo mediamente inferiore.
Ancora,
parlando di prodotti stagionali si fa primariamente riferimento a quelli
agricoli, ma è utile ricordare che anche i prodotti di origine animale hanno
una forte stagionalità, seppure grandemente sovvertita nel mondo globalizzato.
Un esempio emblematico sono i prodotti ittici che hanno delle fasi di nascita,
crescita, riproduzione e deposizione delle uova scandite da ritmi biologici, e
il rispetto di questi ritmi garantisce un prodotto nutrizionalmente più ricco
(ad esempio, i pesci d’allevamento hanno un contenuto inferiore di omega-3) e
dei costi di produzione, di gran lunga inferiori con il rispetto dell’ambiente
senza compromissione della delicata catena alimentare.
Pertanto,
sposare la scelta dei prodotti stagionali garantisce un apporto di nutrienti
vario e completo, ha un minore impatto ambientale e sul nostro portafoglio e
inoltre, dal punto di vista del comportamento alimentare, soddisfa il principio
della varietà tanto difficile da applicare anche per noi adulti ma specialmente
per i nostri bambini.
Dott. Federico Mordenti
Medico
Specialista in Scienza dell’Alimentazione
venerdì 5 ottobre 2012
LETTERA A CARMELO MULE’
Caro
Carmelo,
ho
letto la tua risposta all’amico Giovanni Salvo. In effetti, te ne do atto, non
hai mai attaccato personalmente nessuno, sia che fossero avversari politici o
cittadini in genere. Piuttosto, spesso, hai
subito attacchi per nulla piacevoli che, quasi sempre, ho dovuto
censurare e non pubblicare su Castrum.
Parli
di cattiva politica e affermi
che Racalmuto l’ha sempre subìta e così
sarà anche in futuro; la buona politica
non c’è stata ieri, non c’è oggi e non ci sarà domani… Mi sorge spontanea la
domanda: perché , allora, fai politica? Perché non sei intriso di ottimismo, come dovrebbe logicamente
essere e invece manifesti un inguaribile pessimismo?
Io penso che chiunque voglia adoperarsi per cambiare il corso delle cose, debba
avere la convinzione, la certezza che tutto ciò sarà possibile. Correre
convinti di arrivare, di vincere e non pensare: il percorso è duro, il
traguardo è lontano.
Dici
che esportiamo l’immagine di un paese
piagnucoloso in contrasto, magari, a certi sorrisi accattivanti – di
qualsiasi schieramento – che spesso vediamo affissi sui muri. Racalmuto non ha motivo di ridere. Il
paese è stretto nella morsa della crisi occupazionale, economica, sociale e, se
permetti, morale. I racalmutesi, i siciliani, si sono sempre illusi per poi
venire disillusi da chi aveva fatto loro promesse. Perché dovremmo ridere? Ci è
rimasto solamente un sorriso amaro,
questo potremmo sfoggiare a chi continua a pensare che bastano due parole messe
bene grammaticamente per carpire la
nostra innata buonafede.
Rimango
sbalordito quando parli dei blog che anziché preparare il futuro lo macellano
prima che arrivi. Non so a quale blog ti riferisca. Io parlerò di Castrum Racalmuto Domani. In queste
pagine abbiamo letto critiche – mai
personali – rivolte alla politica del passato e non come dici tu: “nessuno
dice nulla su quelli sperimentati”, intendendo che nessuno ha mosso critiche a
chi ha amministrato. Da questo blog sono partite proposte, idee e suggerimenti costruttivi rivolti, sempre ed
esclusivamente, al bene del paese e di tutta la comunità. Nessun interesse
personale. Qui si è letto di TRASPARENZA,
rivolta agli amministratori attuali e futuri e a tutte le strutture
amministrative e sociali presenti a Racalmuto.
Da Castrum è stata lanciata l’idea della CASA DI CRISTALLO e della rinuncia
ai compensi derivanti dalle cariche amministrative – decisione peraltro già
adottata da alcune amministrazioni comunali - se questi fossero in aggiunta
agli emolumenti ricevuti per il proprio lavoro di professionista o dipendente.
Il denaro così risparmiato, potrebbe essere impiegato per il paese.
Eravamo
certi che i politici presenti in terra di Racalmuto,
fiera terra, avrebbero fatto a gara per aderire a tali proposte, esprimendo
a gran voce la loro totale condivisione. I risultati ottenuti? silenzio
assoluto, scoraggiante silenzio. Attacchi
personali riservati al sottoscritto, fatti da anonimi individui che non
meriterebbero neanche di appartenere alla specie umana, ancor meno al genere maschile. Attacchi da appartenenti a schieramenti politici – sempre in forma
anonima e sempre al sottoscritto – tendenti ad evitare che su queste pagine si
esprimessero critiche, idee e proposte.
Personalmente mi sono sentito in dovere di rispondere privatamente ad un
esponente di partito, cercando di
chiarire alcuni concetti. Risultato: SILENZIO!
Non
voglio pensare che alla trasparenza
cristallina si preferisca l’opacità e il grigiore, evitando così di rendere
partecipi del proprio operato i cittadini
tutti di questa fiera terra.
Caro
Carmelo, e amaramente concludo,
Racalmuto ha bisogno di una mentalità, un modo nuovo di fare politica, di
spirito di sacrificio che assicurino una rinascita in tutti i campi. Qui,
invece, la politica rappresenta mestiere e non servizio. Da
quello che leggo, da quello che sento, siamo ancora molto distanti
dall’intraprendere il cammino verso il progresso politico e culturale.
Un
abbraccio
Salvatore Alfano
mercoledì 3 ottobre 2012
IO VADO A VOTARE
“Ci sono stati uomini che si sono fatti massacrare per
avere il diritto al voto, ci sono state donne che hanno sbalordito il mondo chiedendo
di avere il diritto al voto. Ci sono
ancora oggi uomini e donne che lottano per ottenere il diritto al voto. E’ questo diritto che eleva alla dignità di
cittadino, invece che di suddito. Come si può pensare di rinunciarvi?”
In questi giorni, nei
blog, su facebook, non si legge altro se non proclami all’insurrezione, istigazioni a far sì che le
persone non vadano a votare – diverso e apprezzabile, a mio giudizio, è il concetto espresso dall’amico Gigi Scimè, che parla di
candidati che avrebbero stretto alleanze con schieramenti passati, già
squalificati ed etichettati da un provvedimento del ministero degli interni. –
Come si può, mi
chiedo, combattere tutto il marcio che nelle pagine virtuali si denunciano,
parlo del marcio della politica o meglio, della politica passata che faceva uso
del clientelismo, del nepotismo, della corruzione e della concussione. Ripeto,
come si può non esprimere il proprio voto di dissenso, di protesta o di
condivisione e pretendere di cambiare le cose? Il non voto significherebbe
favorire proprio quei politici corrotti che hanno tutto l’interesse di
continuare i loro loschi intrallazzi.
Abbiamo tutti compreso
che oggi la crisi della politica è rappresentata, maggiormente, dalla scarsa
fiducia che le persone hanno dei partiti. C’è di fatto una pessima
considerazione delle formazioni politiche, più che della politica in senso
assoluto. Abbiamo assistito a una corruzione dilagante che, indipendentemente
dagli schieramenti, ha portato a tale sfiducia i cittadini tutti. Adesso si
prospetta un modo per tentare di
cambiare le cose ed evitare di favorire, con l’astensione al voto, vecchie
forme di politica non certo limpida.
Tra qualche tempo, a
Racalmuto, si andrà a votare; i cittadini saranno chiamati ad esprimere col
voto una preferenza verso questo o quel candidato. Non andare a votare sarebbe
la forma migliore per ripristinare nuovamente il mal governo, con inevitabili
ripercussioni per il paese e l’intera comunità.
Sono certo, però, che
quando i racalmutesi saranno chiamati ad eleggere la persona che dovrebbe
guidarli con accortezza, capacità e trasparenza, tutti quelli che oggi si
stanno adoperando per istigare i cittadini al non voto, saranno i primi a
prodigarsi perché la gente vada alle urne ed esprima la propria preferenza,
magari proprio verso coloro i quali, adesso, sono per l’astensionismo. Non sarà
questo un modo come un altro per fare intendere, a chi deve, la propria
eventuale disponibilità volendo far percepire il peso della propria astensione?
E’ anche per questo e
non solo per un dovere civile sancito dalla costituzione, per un principio di
libertà e di democrazia che io invito tutti ad esprimere ogni dissenso verso la
vecchia politica corrotta e a manifestare col voto la preferenza verso candidati nuovi, giovani, che
esprimano capacità, idee, programmi e soluzioni con assoluta trasparenza e
onestà. Ecco perché io VADO A VOTARE.
Racalmutese Fiero
martedì 2 ottobre 2012
LA SICILIA COME METAFORA
“Il più grande peccato della
Sicilia è stato ed è quello di non credere nelle idee, qui che le idee muovano
il mondo non si è mai creduto. Ci sono naturalmente delle ragioni, di storia, di esperienze,
però è questo che ha impedito sempre alla Sicilia di andare avanti, il credere
che il mondo non potrà mai essere diverso da come è stato. Ora siccome questa
mancanza di idee ormai si proietta su tutto il mondo, in questo senso per me la
Sicilia ne è diventata la metafora”.
(LeonardoSciascia,
intervista RAITVcultura).
A volte mi capita di pensare al mio paese, come si è trasformato nel tempo, e vedo un
quadro che non mi piace. Amo il mio paese e questo mi dà il diritto di poterlo
criticare; lo faccio nella speranza che migliori, anche se mi provoca dolore
farlo. Il mio paese sembra in stato di abbandono, basta fare una passeggiata
per i suoi quartieri per accorgersi del degrado in cui versano; tante case
abbandonate al degrado e all’incuria.
Ricordare quei posti pieni di vita sino a pochi anni or
sono, mi fa venire un nodo alla gola e mi chiedo il perché di tutto questo
senza riuscire a darmi una risposta. Penso che gli appartenenti ad una comunità debbano vivere a stretto contatto
l’uno con l’altro, ogni via, ogni cortile deve essere vissuto insieme; la
vicinanza crea solidarietà, si diventa tutti un po’ parenti, assistiamo invece
ad un progressivo allontanamento tra le persone, si preferisce vivere in estrema
periferia o addirittura in campagna diventando tante isole.
Il lavoro che da noi non è mai stato sufficiente, oggi è
quasi scomparso in vari settori: agricoltura, edilizia, commercio, artigianato.
Naturalmente a subire di più questa situazione sono le fasce più deboli e i
giovani. Tutto questo nella totale indifferenza di chi ha amministrato, di chi amministra
e di quelle associazioni locali che dovrebbero battersi per creare le
condizioni per la socializzazione e la condivisione, organizzando e suggerendo
iniziative da attuare.
Anche politicamente questo paese sembra andare alla
deriva nella totale rassegnazione e indifferenza generale. Chi ha governato lo
ha fatto senza amore mentre i cittadini
assistevano a questo degrado quasi disinteressatamente, curando soltanto il proprio orticello.
Ha ragione Leonardo Sciascia; i siciliani sono convinti
che le idee non potranno mai cambiare le cose, che nulla potrà essere diverso
di come è stato e quindi è normale essere rassegnati e indifferenti, anche se
qualcuno propone ai politici un cambiamento, un nuovo modo di amministrare con trasparenza.
Odio gli indifferenti. Sono convinto che vivere
significhi essere combattenti, vedo soltanto persone che sanno solo lamentarsi,
protestare, accusare, recriminare. Mai qualcuno che si chieda: se avessi fatto
il mio dovere, se avessi combattuto per le mie idee, se avessi dato l’esempio,
se non fossi stato egoista e indifferente, sarebbe successo tutto quello a cui
assistiamo sbigottiti oggi? L’indifferenza ha causato sempre dolore e disastri
nella nostra nazione: siamo stati indifferenti quando i fascisti marciarono su
Roma, siamo stati indifferenti con chi ci ha fatto vivere negli anni di piombo,
siamo stati indifferenti davanti a tutte le stragi, siamo indifferenti alla
mancanza di futuro per le nuove generazioni e siamo indifferenti al degrado
della politica. Ecco
perché odio gli indifferenti.
Roberto Salvo
lunedì 1 ottobre 2012
UNA LUCE SOFFUSA
"Che cos'è mai il patriottismo,
se non la vostra convinzione che un paese è superiore a tutti gli altri per il
semplice fatto che ci siete nati?"
Georges
Bernard Shaw
Questo è un commento ricevuto ad un mio recente post. Sarebbe quasi
scontato, visto il prestigioso autore, essere concordi. Ma quello che dice
Bernard Shaw non mi trova d’accordo. Il
patriottismo, secondo me, non identifica un paese migliore, o meglio la convinzione
che lo sia, rispetto ad un altro per il fatto di esservi nati. Il patriottismo
identifica la volontà di difendere un territorio di appartenenza; una volta
anche a costo della vita, ai nostri tempi con l’impegno civile dal quale deve
scaturire disinteresse, spirito di sacrificio e trasparenza.
“Usare” un paese, una comunità, per scopi personali rappresenta l’antitesi al patriottismo, ancor
di più se spendiamo parole cariche di sentimenti per questi luoghi che non trovano poi, attuazione
nella realtà. Quindi patriottismo come servizio per un paese, per una comunità.
Venerdì mattina, trovandomi a Racalmuto, decidevo di goderne la vista alle
prime luci dell’alba. Ho attraversato il paese dalla Guardia, san Pasquale, la
piazzetta, il collegio, lu chianu
castieddu, la fontana. Le strade, appena lucide dall’umido notturno, rispecchiavano un cielo terso che prometteva ancora una
giornata calda. Il bar di Tommy, appena aperto, invitava ad una sosta per un
caffè, finalmente per me, decente.
Tutto sommato ho ritrovato quei luoghi più puliti rispetto al mio ultimo
soggiorno. Racalmuto era ancora addormentato, pochissime le persone per strada,
il corso vuoto, dava la sensazione come se, durante la notte, il paese si fosse ripulito da tutte le storture, le brutture
che lo affliggono durante il giorno e che, inevitabilmente, rimandano una
visione ancora lontana da quello che tutti ci auguriamo. L’immagine era pulita,
chiara, la luce così tenue rendeva un ritratto quasi delicato, come ad invitare
tutti ad avere riguardo, cura, rispetto.
Camminando per quelle strade, sotto quella luce ancora incerta, ho pensato
che un paese così non può e non deve attrarre quanti non hanno nel cuore quel
sentimento di “patriottismo”, identificabile nell’amore, nell’orgoglio, nella
voglia di fare bene che ci rende saldati alle nostre origini e unici come
comunità, evitando di percorrere la strada dell’interesse proprio, del
clientelismo, della demagogia, della calunnia, delle strategie oscure e mai
chiare, dell’immobilismo e dei silenzi di tutti, come se fosse questo paese ad
appartenerci e non fossimo, noi stessi, parte di esso.
Racalmuto quel giorno, con quella luce, mi è apparso come un vecchio padre
che vuole dire la sua, che ama i suoi figli e ne reclama ancora il rispetto. E
ho pensato che non possono stare qui persone spinte da altre voglie se non quelle della
trasparenza e del riscatto morale.
Racalmutese Fiero
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