lunedì 15 ottobre 2012

CU MENTI SIRENA


Quando ero bambino, in piazza Francesco Crispi, ogni volta che potevo andavo ad ascoltare un grande cantastorie, Cicciu Busacca.  Cicciu cominciava le sue storie sempre con tre colpi bene assestati alle corde della sua chitarra e cantando: “Vogliu cantari cu menti sirena, tutta la vera storia di..………….”  Anch’ io oggi vi voglio raccontare, con mente serena, una storia vera che fa parte del vissuto del nostro paese.

Questa è la storia di un racalmutese, mio zio, il Commendatore Dottore Giuseppe Bartolotta, classe 1861, lo stesso anno in cui Garibaldi sbarcava in Sicilia con i suoi mille diavoli rossi.  Anche il caro amico Eugenio Napoleone Messana, nel suo libro “Racalmuto nella storia della Sicilia”, parla di lui.    Lo zio Giuseppe credo sia stato l’unico, che io sappia, a Racalmuto a non volere prendere la tessera e iscriversi al partito fascista.    Un giorno il podestà di Racalmuto gli diede l’ultimatum: o si iscriveva al partito fascista o sarebbe stato arrestato.   Giuseppe Bartolotta non era un uomo comune: socialista convinto, come quelli di un volta  che si sono estinti con la morte di Nenni; non era certo facile piegare il suo spirito e la sua fede politica.    Quella maledetta lunga notte, i familiari e il signor Calogero Mulè, di professione barbiere,  suo uomo di fiducia, lo esortarono, lo implorarono di prendere quella “cazzo” di tessera schifosa. Molti lo avevano fatto pur non credendo nel fascismo o addirittura da antifascisti. Ma il Dottor Giuseppe Bartolotta, evidentemente era fatto di un’altra pasta e, all’alba, quando i carabinieri bussarono al suo portone, egli con l’orgoglio di uomo libero, porse loro i polsi per farsi ammanettare. 

Fu arrestato, processato e condannato il socialista  Giuseppe Bartolotta e messo a marcire in galera.   Quando gli Americani entrarono in Sicilia e la liberarono dalla peste fascista, lui fu liberato con tutti gli onori e gli fu offerta la carica di prefetto,  che  rifiutò.  

Il commendatore Giuseppe Bartolotta, ai tempi, alternandosi con il Barone Tulumello, amministrò per lungo tempo Racalmuto. Una popolare poesia recitava a quel tempo così: "cu li grana o senza grana lu barunieddu scinni e lu cumannaturi acchiana o viceversa".    Erano quelli tempi d’oro per la politica nel nostro paese, tempi in cui era facile sentire in consiglio comunale, con le  casse del comune sempre disastrate, il sindaco prendere la parola e dire:   “ segretario, a verbale, le spese per la realizzazione di questa opera sono a totale carico del sindaco”. 

Era un grande onore, allora, fare il sindaco ; lo si faceva  per prestigio, rimettendoci spesso risorse economiche proprie.  
  
Oggi far politica,  governare in genere,  è visto come una possibilità di impiego,  un matrimonio d’interesse.  Segno dei tempi che cambiano!

                                                                                                                        Roberto Salvo
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1 commento:

  1. Bella storia,egregiamente raccontata...me le sentivo tutte le storie cantate da Ciccio Busacca e Rosa Balistreri,non dovevo spostarmi,cantavano sotto casa mia,alla piazzetta.Ricordo le illustrzioni coloratissime.Tanto"di cappello" per il rigore morale di tuo zio ma mi rifiuto di pensare che nel nostro paese non ci siano persone capaci di gestire onestamente "la cosa pubblica" Certamente è più difficile per tanti motivi. Forse non c'è nessuno tanto ricco da potersi permettere di fare mettere a verbale: 'quest'opera verrà realizzata a spese del sindaco'
    A noi basterebbero:onestà,rigore morale e consapevolezza del ruolo.
    Maria Di Naro

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